Ho amato molto un vecchio libro “Lo Zen e l’arte di disporre i fiori” pubblicato da Gusty Herringel solo nel 1958.

Cita in sintesi : “In Giappone le arti sono considerate come metodi particolari di formazione che permettono di cogliere la bellezza dell’esistenza, di comprenderne il significato, di cogliere qualche bagliore del suo mistero. Non si studia un’arte per amore dell’arte, ma per ricevere l’illuminazione spirituale che può donare. Se l’arte si limita alla dimensione esteriore e non conduce a ciò che di più profondo e più essenziale, non è ritenuta degna di studio.

In questo senso lo Zen è strettamente legato a tutte le arti e “arte di disporre i fiori” è l’espressione di una concezione della vita molto più profonda”…

Sto camminando per strada, in una giornata d’inizio primavera, ma tutt’attorno è avvolto ancora dal gelo di un inverno che tarda ad andarsene. Ha smesso di piovere ma il cielo é cupo e triste.

Il mio sguardo inizia a cercare i più piccoli segnali di una natura che inizia comunque silenziosa a risvegliarsi.

Una natura troppo consueta per destare attenzione e troppo preziosa per essere ignorata. Una natura che non desta lo sguardo di chi inconsapevole la calpesta, ignorandola, se non guardandola con disprezzo, riconoscendo solo le fioriture sgargianti che può comprare in un vivaio.

La città, ai miei occhi, appare invece popolata di quell’espressione più semplice, che non ha nulla da invidiare in bellezza alla più sottile delle arti.

Direi proprio che la natura esprime il meglio del suo Zen proprio sulla strada, basta saperlo ricercare ed ammirare … una questione di sguardo e orizzonti.

Ma il mistero che ci è rivelato, calpestato sotto i nostri passi, vede una natura che lentamente si riappropria di ciò che noi abbiamo cementato, asfaltato, costruito e a volte poi abbandonato.

La natura se ne riappropria e ci ridona gocce d’inconsueta bellezza…segnali di un ciclo della vita che non si arrende alle nostre stagioni.