È notizia di questi giorni: tre cani randagi hanno salvato un uomo che stava annegando.
È accaduto lo scorso 13 maggio: un turista tedesco è caduto in mare mentre stava facendo kitesurfing nella baia di San Lorenzo, a Vieste (Foggia). Rimasto intrappolato tra le linee (corde lunghe circa 30 metri) del suo kitesurf, non riusciva più a districarsi, mentre le acque agitate lo portavano sotto, le correnti al largo.
Le sue urla hanno attirato l’attenzione di tre randagi, stanziali in quella zona, e conosciuti dai locali come “abbaioni”, ma assolutamente innocui. Due sono rimasti ad abbaiare sulla spiaggia, il terzo si è gettato in acqua per cercare di aiutare l’uomo.
Il gran frastuono ha fatto intervenire due uomini, padre e figlio, che sono riusciti a salvare il turista.

Questa bella storia fa riflettere ancor più perché si svolge in una terra, la Puglia, in cui i cani randagi (si stima siano oltre 70 mila), non hanno vita facile: allontanati con fastidio dall’uomo, maltrattati, uccisi quelli a cui va peggio. Sono episodi frequenti, in questa regione come in altre, e non è il caso di farne la macabra cronistoria.

È vero, i cani vaganti sono molti, troppi: la soluzione però ci sarebbe. Non rinchiuderli in qualche canile dimenticandosene, ma procedere con la loro sterilizzazione e, se sono individui che sanno cavarsela da soli, dovrebbero essere poi reintrodotti sul territorio, lo stesso da cui sono stati prelevati e dove perciò si sanno muovere: dal ristoratore gentile che allunga qualche avanzo, al luogo protetto dove potersi riposare, ai pericoli da cui stare in guardia.

Il lavoro più importante resta comunque quello che promuove il cambiamento della cultura. Il primo passo? Presentare queste creature meravigliose per quello che sono realmente. Poi ognuno resta libero di apprezzarle, amarle, o ignorarle. Tutti però dovrebbero imparare a rispettarle.

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