Non è una novità informarvi che gli uomini vivono, rispetto a noi, in un universo parallelo.
Ovattato,
meno complicato,
forse più lineare perché le cose si fanno una per volta (non vorrete mai che si confondessero!)

Loro vivono così,
nella convinzione che il cesto della biancheria sporca si riempia da solo,
che la gamma cromatica a questo mondo sia composta solo da colori primari (niente tortora, indaco, piuttosto che verde petrolio),
che a questo mondo è impossibile che uno non abbia visto almeno una volta “L’Allenatore nel pallone” – “I guerrieri della notte” e “I Goonies”,
che senza il pacchetto sport la tv non serve a nulla,
che un cucciolo di cane li faccia cuccare,
che non rispondere al whatsapp, dopo aver visualizzato il messaggio, è una cosa da “maschi”, soprattutto se si rimane “in linea”,
che i rutti e i peti fanno ridere,
che una macchina o la moto è l’elemento caratterizzante del loro look.

Niente costrizioni mentali ascrivibili alla parola categoria “paranoie”.
Niente costrizioni fisiche dentro a strumenti di tortura “d’alta moda” come tacchi alti senza “plateau” piuttosto che pantaloni a “risucchio”.

Se ne stanno lì spaparanzati sul divano,
birra muniti, con una partita di calcio in onda.
Poco importa se sia la squadra del cuore.

Tanto loro sono “presidenti” di una squadra di fantacalcio,
dove i giocatori li sentono davvero loro.

In fondo è inutile che vi ricordi di stargli alla larga alla domenica se li sentite pronunciare le frasi “mi si è rotto”, “non dovevo comprarlo”, “ho buttato via troppi fantamilioni per quella mezza sega”…

Io sinceramente li invidio.
Hanno una vita più semplice.

Per incontrarsi tutti insieme basta un campo da calcio (altro che milioni di mail per definire un posto che sia “alla moda ma giusto per le confidenze”, “con parcheggio ma non defilato”, “frequentato bene ma non che poi una deve salutare tutti e fare pubbliche relazioni”);

Per risolvere una questione tra amici una pacca sulla spalla (niente chat, mail, musi, discorsi e litigate) o nella peggior delle ipotesi un pugno o una sbronza e poi amici come prima;

per vestirsi alle cerimonie non possono sbagliare perché hanno poche regole, rispetto a noi, da seguire;

la ceretta alle gambe e all’inguine non sanno cosa sia.

Ma li invidio solo un pochino, solitamente solo quando sono molto stressata.

Perché, infondo,
la capacità di incastrare l’agenda che nemmeno il campione mondiale di Tetris,
di fare più cose insieme,
di incasinarmi con le mie stesse mani,
di poter giocare con i vestiti,
piuttosto che di parlare ore con le mie amiche senza emettere solo mugugni monosillabi,
sono sfumature della vita che amo.

Anche per voi è così?