Multiculturalità e digitalizzazione.

Sono i temi scelti per il Secretary Day 2015, la giornata organizzata ogni anno da Secretary, la community di Assistenti di Direzione più grande d’Italia, con oltre 8.500 iscritte.
E’ proprio la tecnologia uno dei formidabili fattori che spinge avanti il processo della nascita di una società multiculturale.

Sono due flussi contrapposti.

Da un lato il mondo diventa un mondo senza barriere, dove spostarsi è facile, dove tutto è interconnesso e raggiungibile, dove giovani scienziati italiani lavorano nei più grandi centri di ricerca internazionali o un giovane e timido aspirante cantante del nostro Paese, Andrea Faustini, come niente fosse, finisce tra i favoriti a X Factor UK. Dove tutti conosciamo tutto di tutti. Dove parliamo via Twitter con il Presidente degli Stati Uniti, come fosse un nostro vecchio compagno di scuola.

Complici l’avanzata del digitale, la disintermediazione, i principi dell’economia partecipativa, possiamo dividere ciò che abbiamo con gli altri generando un vantaggio per noi e per loro.

Cadono le barriere di accesso a stili di vita che prima erano riservati a pochi.

Sotto l’onda dello sharing, sospinto dalla diffusione della tecnologia, cadono le barriere che delimitavano usi, costumi, consumi. Così viaggiamo spendendo pochissimo grazie al car sharing e al CouchSurfing, allo scambio di case o all’affitto di una stanza. Grazie al low cost, che ha aperto il varco degli spostamenti fisici a milioni di persone che prima non avrebbero mai potuto viaggiare in aereo.

Sotto l’onda dell’innovazione tecnologica, esplode la ricaduta dell’impatto sociale. Così in Africa i bambini studiano utilizzando piccole lampade a energia solare: le Little Sun. Prima non studiavano per una ragione semplice, non avevano la luce. Quei bambini, che stanno studiando, che hanno studiato, che ora hanno accesso alla conoscenza, non si accontenteranno di vivere grazie all’elemosina della cooperazione internazionale. Reclamano e reclameranno il diritto di scegliersi la vita che vogliono, spostandosi e lavorando dove vogliono, dove esistono opportunità.

La tematica lavoro e multiculturalità non è mai stata così attuale e la scelta di Secretary (che fa dell’innovazione la propria cifra distintiva) di dedicare il Secretary Day di quest’anno a questo argomento è ancora una volta una intuizione forte, lungimirante.

C’è n’è gran bisogno di iniziative e piattaforme che aiutino a riflettere e a imparare a maneggiare un mondo multiculturale, a partire dal quotidiano, per esempio da come lavoriamo.

Proprio perché assistiamo al delinearsi di due flussi contrapposti, dicevamo in apertura. Una è questa grande apertura dei confini fisici e dei confini immateriali, grazie all’Internet.

L’altra è una controtendenza che evidenzia la difesa della propria identità, la chiusura, l’emarginazione di chi è diverso e appartiene ad altri paesi e culture. La capacità di accoglienza e di incontro con chi è diverso non è così scontata. Si fa presto a dire: “Bisogna essere tolleranti, aperti, accoglienti” e scivolare nel buonismo, senza porsi altre questioni, senza dar vita a iniziative di facilitazione per l’incontro tra diversità.

La Cultura della Diversità non è per tutti acquisita e scontata, non siamo tutti uguali, non abbiamo vissuto tutti le medesime esperienze e ciascuno ha la propria visione del mondo e il proprio punto di vista. E’ possibile esercitarsi a essere aperti all’incontro con l’altro, imparare.

Ritrovarsi e confrontarsi, come propone il Secretary Day quest’anno è un modo per acquisire strumenti utili ad affrontare un mondo complesso.

Tante le storie che mostrano come si evolve questa complessità.

Storie che hanno, per esempio, il volto di Sissy Ghali, italo-egiziana, di seconda generazione, classe 1980, laureata con lode nell’aprile del 2005 in giurisprudenza presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E’ un avvocatessa bravissima, specializzata in diritto dell’immigrazione, si occupa di diritto penale e, soprattutto, di diritto amministrativo sub specie di diritto dei migranti.

Oppure quello di Adil, uno dei miei allievi al Corso di Giornalismo del Carcere di Opera, che vorrebbe lavorare nell’organizzazione eventi, si sta formando per questo, scrive l’italiano meglio di alcuni degli allievi italiani e ha imparato a fare le interviste con Periscope.

Quello di Flaviano Bianchini, italiano, ambientalista e naturalista, che con i suoi studi sull’impatto delle attività estrattive su ambiente e salute e il sostegno di Ashoka ha portato alla modifica della legge mineraria in Honduras.

Quello dell’artista, pittore e scultore egiziano Mahmoud Menaysy, che ha lavorato per anni al Ministero della Cultura Egiziana e ora, dopo la primavera araba, ha scelto di stare in Europa, tra Francia, Germania, Inghilterra, Italia per diffondere l’idea della laicità, attraverso i suoi quadri.

Sono proprio tanti i modi nei quali il multiculturale affiora nel nostro quotidiano e non è necessario avere la pelle di colore diverso o una diversa nazionalità per fare pratica di multiculturalità. Pensiamo solo alle difficoltà che abbiamo nell’accogliere con attenzione e disponibilità il pensiero e le proposte degli altri ogni giorno in ufficio, in azienda, in redazione.

Sarà interessante, allora, esplorare i temi della multiculturalità e della digitalizzazione il 25 maggio al Secretary Day, la giornata per condividere formazione, aggiornamento e networking organizzata per tutte le Assistenti di Direzione. Qui anche il blog per essere sempre aggiornati sulle ultime novità. Buon lavoro, Secretary!