Avrei voluto avere il dono della fotogenia.

Tipo che in qualsiasi stagione e ora, con qualsiasi trucco e luce, in qualsiasi parte del mondo, vieni bene. Al primo colpo. Io sono una di quelle che benedice l’arrivo nella propria vita di Instagram e qualsiasi App che aiuti a “filtrare” le foto (Photoshop rimane ancora fantascienza).

Perché?

Perché, senza false modestie, sono famosa per essere immortalata con:

gli occhi storti o chiusi
(per non parlare del bollino rosso come pupilla da brava “wannabe X Man);

 l’aspetto da cotechino
(bello satollo sotto i riflettori e flash che nemmeno sul “red carpet”);

sguardo ebete con sorriso plastico
(vedi foto di classe dalla prima elementare fino alla III classico);

pelle lucida
(anche a prova di cipria);

sguardo serio che punta al vitreo per evitare la faccia ebete
(vedi sopra);

atteggiamento da goffa, grassa, impacciata
(che non sono altro che i tre aggettivi che meglio si abbinano alle mie foto).

Detto questo ecco alcuni suggerimenti raccolti nel corso degli anni da amici, addetti ai lavori e da chi è fotogenico per natura (maledetti!:-) ):

non mettersi in posa e cercare di pensare/guardare/sorridere altrove;
usare la “magnum” di Zoolander solo se provata e riprovata per un numero incalcolabile di pose sparate davanti allo specchio;
– mai mettersi di lato con un abito largo (l’effetto “premaman” è assicurato);
– incrociare le gambe nelle foto intere sporgendo in avanti le spalle, ovvero, sfoggiare la posa cosiddetta “vogue” (non avete mai notato che blogger, modelle, vip le incrociano sempre onde evitare di enfatizzare difetti?);
mai piegare le braccia a meno che non vogliate un braccio di diametro raddoppiato rispetto alla realtà.

Poi rincuoratevi:

per la legge dei grandi numeri,  prima o poi una foto una verrà bene.
E sarà la vostra foto-feticcio sui profili, curriculum e nelle cornici di casa.

Perché mettersi in posa non è proprio come farsi le foto attraverso lo specchio, in ascensore o su qualsiasi superficie riflettente come ogni “bambina sfigata” che si rispetti (che tanto poi entrano in soccorso le Sante App con i loro “effetti speciali”).

Quindi facciamo chiarezza una volta per tutte:
“l’auto-spararsi ” le pose è uno degli sport olimpici del futuro, ma non è dettato dal super ego.

Ma bensì dalle ragioni elencate sopra, dal fatto che non tutti abbiamo il dono della fotogenia e dal fatto che siamo persone educate perché auto-facendoci le foto non siamo costretti a tediare il prossimo chiedendogli di oscurare/cancellare/inserire in una cartella denominata “x files” le nostre foto non soddisfacenti.

p.s. avete altri consigli da condividere?