Se l’altro ieri mattina eravate in centro a Milano e, per caso, siete passati in Galleria Vittorio Emanuele II potreste, e dico potreste, aver notato qualcosa di strano: ragazzi e ragazze con tute da lavoro appese alla cupola di vetro.

Cartelli a grandezza naturale che ritraggono una donna e un bambino con una corona sul capo e la scritta “The king is naked”.

Di cosa si tratta?

Greenpeace e i suoi attivisti hanno scelto proprio il primo giorno della Milano Fashion Week per attirare l’attenzione dei media e di tutto il mondo su una scoperta piuttosto grave: un’analisi condotta sui prodotti provenienti da tante aziende di alta moda ha messo in luce come le sostanze tossiche usate per realizzare i capi dei marchi di largo consumo siano state impiegate anche per produrre gli abiti esclusivi dell’haute-couture.

Le sostanze incriminate sono le seguenti: nonilfenoli etossilati (NPEs ), ftalati, composti perflorurati e polifluorurati, antimonio che, quando sono liberate nei corsi d’acqua durante la loro produzione oppure dai vestiti stessi durante il lavaggio, hanno la capacità di accumularsi negli organismi viventi e di essere dei perturbatori endocrini.

Spiegata dunque la presenza del principino imbronciato: come ha spiegato il portavoce di Greenpeace, “la campagna si ispira alla favola di Hans Christian Andersen “I vestiti nuovi dell’Imperatore”, in questo caso specifico il piccolo re, dopo aver scoperto che anche i vestiti più esclusivi contengono sostanze chimiche pericolose, espone la verità al mondo, e sfida i marchi a produrre una moda libera da queste sostanze per lui e per tutti i bambini del mondo”.

Da qui la richiesta alle aziende di assumersi l’impegno di fare chiarezza sull’etichetta Made in Italy che esibiscono e di procedere al “Detox” delle loro filiere.

Dal lancio della campagna di Greenpeace “Detox” nel luglio 2011, all’appello hanno già risposto 18 brand tra cui Nike, Adidas Puma, H&M, Zara, Mango, Levi’s, Benetton, Victoria’s Secret, G-Star Raw, Valentino, Burberry e Primark e hanno sottoscritto l’impegno, assicurando la trasparenza della filiera, richiedendo ai propri fornitori di pubblicare i dati sugli scarichi delle sostanze chimiche pericolose e azzerare gli scarichi di sostanze chimiche pericolose entro il 2020.