In Puglia è allarme olivi malati dal 2013, anno in cui furono fatte le prime segnalazioni all’Università di Bari, al CNR (Centro Nazionale di Ricerca), al Co.Di.Le. (Consorzio per la Difesa delle Produzioni Intensive della Provincia di Lecce) e all’Ispettorato Agrario di quella che oggi è conosciuta come CoDiRO: il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo.
Infatti nel leccese, in particolare nell’area del basso Salento (tra Alezio, Matino, Taviano, Marina di Mancaversa e Gallipoli) erano stati individuati degli olivi soggetti a disseccamento rapido, con le chiome bruciate.

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Distribuzione geografica del Complesso di Disseccamento Rapido degli Olivi (CoDiRO) nel Salento, Puglia.

Se dai sopralluoghi iniziali si era ipotizzata la presenza di un parassita del legno, pochi mesi dopo è emerso che si trattava di un batterio: la Xylella fastidiosa. Fino ad allora in Italia non era mai stato segnalato, e in America è conosciuto anche con il nome di “malattia di Pierce”, provocando in breve tempo il disseccamento della chioma a zone e che si estende via via a tutto l’albero, terminando con la morte del soggetto attaccato.

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Il batterio patogeno Xylella fastidiosa.

Questo batterio agisce proliferando nei cosiddetti vasi xilematici, ovvero l’apparato della pianta adibito alla conduzione dell’acqua e dei soluti in essa disciolti, ed è trasmesso da insetti vettori, come le Cicale sputacchine (nome latino: Philaenus spumarius), che acquisiscono il batterio nutrendosi con l’apparato boccale succhiante nei vasi xilematici delle piante infette.

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La Cicala sputacchina (Philaenus spumarius): l’insetto vettore che veicola la trasmissione della Xylella fastidiosa.

I dati molecolari, acquisiti dallo staff del CNR, hanno rilevato che il ceppo salentino di Xylella fastidiosa è diverso da quello della variante americana, causa di una malattia distruttiva dei vigneti californiani, ma in grado di infettare anche i mandorli. Come scritto nelle “Linee guida di Xylella CoDiRO, Regione Puglia”, la Xylella salentina attacca solo l’olivo, ragion per cui non è mai stata riscontrata sulle viti pugliesi, neanche nel cuore della zona salentina infetta.

Altre sub-specie di Xylella, non presenti in Italia, sono in grado invece di contagiare gli oleandri, le varietà forestali come le querce e gli alberi da frutta come gli agrumi per un totale di 150 specie vegetali a rischio.
A oggi la presenza del batterio è confinata principalmente al continente americano (Stati Uniti, Costa Rica, Venezuela, Argentina e Perù) con più rare e delimitate segnalazioni a Taiwan.

Questo batterio da quarantena non agisce da solo, ma grazie al risultato combinato di altri due attori patogeni che indeboliscono la pianta ed è per questo che la malattia prende il nome di “complesso”: il lepidottero Rodilegno giallo (nome comune: Zeuzera pyrina), le cui larve scavano gallerie nel tronco e nei rami dell’olivo, facilitando l’ingresso di un complesso di funghi microscopici del genere Phaeoacremonium, causando gravi imbrunimenti del legno.

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Il Rodilegno giallo (Zeuzera pyrina): dallo stadio larvale all’individuo adulto.

L’aspetto preoccupante è che oggi non c’è ancora nessuna certezza scientifica sulla causa della malattia degli olivi ed è necessario colmare le attuali lacune nella conoscenza. Di conseguenza, la Commissione Europea e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA, European Food Safety Authority) suggeriscono caldamente di comprendere il contributo dei diversi agenti sospettati di essere coinvolti nella sindrome del declino rapido degli olivi, definendone il rapporto di causa-effetto.

Questa fitopatia sta mettendo in allarme l’intero continente, anche dal punto di vista degli interessi economici in gioco, in quanto le grandi catene commerciali vogliono certezze a lungo termine. Proprio il 10 febbraio scorso il Consiglio dei Ministri ha proclamato lo stato di emergenza, gestito dal comandante del Corpo Forestale della Puglia Giuseppe Silletti.

La moria delle piante rischia di cancellare una tradizione secolare. Sono inoltre altamente penalizzati i produttori biologici, sopratutto in seguito agli interventi chimici obbligatori approvati dalla Regione Puglia per contrastare la minaccia. Da maggio, quindi, saranno effettuati due interventi insetticidi con fitofarmaci su ogni albero, pratiche di potatura, sfrondatura, trinciatura e aratura. L’abbattimento degli olivi contaminati, previsto dal Piano Silletti, è stato invece interrotto a seguito delle accese proteste degli ambientalisti e dei contadini.

L’intero comparto olivicolo pugliese è messo in ginocchio perché non riesce a garantire una produzione alta e costante, e anche le piante colpite e ora accudite ci metteranno due o tre anni per riprendersi e rifiorire. È una situazione allarmante, in particolare se si pensa che nel 2012 il valore della produzione olivicola era del 14,2% dell’intera produzione agricola regionale, con Bari e Lecce in cima alle province più olivetate, basandosi sul rapporto di Confagricoltura Puglia.

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Gli interessi economici si intersecano alla situazione della moria degli olivi salentini.

Secondo l’ex procuratore-capo di Torino e presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura Gian Carlo Caselli la presenza nel Salento del patogeno Xylella potrebbe non essere frutto della sola fatalità, confermando l’importazione del batterio e lanciando la tesi di una vera e propria guerra chimica o batteriologica, con lo scopo di procurare gravi conseguenze economiche. Infatti questa specie, insieme alla Candidatus Liberibacter spp., soddisfa i criteri proposti per le armi biologiche.

La Procura di Lecce sta indagando sulla questione e per ora ha preso in considerazione due ipotesi credibili relative alla diffusione del patogeno. La prima riguarda l’introduzione autorizzata in Italia di germi campione a scopo di sperimentazione, fra cui la Xylellea, in occasione di un workshop tenuto nel 2010 all’Istituto agronomico mediterraneo (Ima) di Valenziano (BA). Purtroppo non si possono fare controlli, non potendo accedere agli atti dell’Istituto in quanto gode per legge di immunità assoluta.

La seconda ipotesi, considerata molto verosimile, si rifà all’introduzione in Italia del batterio killer a opera di piante ornamentali, presumibilmente del Costa Rica, importate dall’Olanda. Ciò spiegherebbe perché i primi focolai delle infezioni sono stati riscontrati a Gallipoli: questa città, infatti, importa piante ornamentali olandesi. La Procura sta cercando anche di capire se ci sono eventuali responsabilità colpose, come la sottovalutazione del fenomeno all’origine (i primi disseccamenti risalgono al 2010, se non al 2008) e la diffusione in ritardo dell’allarme.

L’epidemia sta galoppando a una velocità sorprendente, stimando che siano almeno un milione le piante già infette, cifra equivalente più o meno al 10% degli olivi salentini e potrebbe perfino essere più alta. Questo non rappresenta solo un danno economico-ambientale, di per sé già disastroso, ma anche un danno all’immagine della Regione, mettendo a rischio l’identità unica del Salento.

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Ciò che rimane di un olivo contaminato soggetto al CoDiRO.

Attualmente mancano risposte certe su una possibile cura e sugli stanziamenti per la ricerca i fondi languono. Oltretutto, da un problema se ne sta creando un altro, in quanto l’ingente utilizzo di insetticidi e il conseguente inquinamento della falde stanno suscitando preoccupazioni per la salute pubblica e il danneggiamento della fauna locale. A rimetterci sono i proprietari degli oliveti che stanno andando incontro a un’asportazione forzata degli olivi senza indennizzi. Un’altra questione dannosa da considerare, inoltre, è il potenziale trasferimento del patogeno in altre parti della penisola, a seguito del mercato che la Puglia sta portando avanti da diversi anni: l’espianto di enormi esemplari di olivo e il loro trasferimento e rimessa a dimora nei giardini del centro e nord Italia.

Prima di prendere decisioni che avrebbero conseguenze irreversibili sull’ecosistema della Regione Puglia e sul suo futuro, è fondamentale acquisire una conoscenza più vasta e approfondita del ruolo svolto dai diversi agenti infestanti. Un primo passo potrebbe essere quello di moltiplicare iniziative come quella di COPAGRI (Confederazione Produttori Agricoli), che coordina e finanzia la ricerca e la sperimentazione sul campo svolte dall’Università di Foggia insieme all’Università del Salento.

Anche i cittadini si stanno battendo per questa causa con oltre 20.000 firme raccolte in questi mesi a favore della petizione “Salviamo gli Olivi del Salento” contro il Piano Silletti che, se attuato, potrebbe portare alla distruzione del patrimonio naturale e agricolo pugliese con l’inevitabile perdita di biodiversità. La petizione, promossa da diverse associazioni, chiede di bloccare l’espianto degli olivi e l’uso selvaggio di insetticidi e di avviare approfondite analisi e studi sul fenomeno CoDiRO.

Speriamo che il “grido” dei cittadini non rimanga inascoltato!