In un primo momento, oggi avrei voluto scrivere di sperimentazione sugli animali.

Sarei stata supportata dall’attualità, dato che proprio oggi arriva in Commissione Sanità al Senato (dopo essere stato bocciato dalla commissione Affari Costituzionali e dopo un parere favorevole, ma con osservazioni, della Commissione Giustiza) uno schema di Decreto Legislativo sulla vivisezione proposto dal Ministro della Salute Lorenzin.

Sono sostanzialmente contro la sperimentazione sugli animali. Lo sono principalmente per questioni etico/emotive e poi perché leggo di metodi alternativi che la potrebbero sostituire ma che, dicono, richiedono forse troppi fondi, toccano forse troppi interessi, scalfiscono forse la nostra amata tradizione.

Ma proprio perché i motivi emotivi (scusate) vengono prima della mia conoscenza approfondita in materia, preferisco rimandare. Ultimamente un po’ troppe persone stanno dicendo la loro, alcuni anche con violenza e senza una vera cognizione di causa (vedi il caso di Caterina Simonsen).

In Italia, si sa, siamo tutti allenatori, politici e anche medici più esperti degli altri (per un verso e per l’altro).

E dunque oggi, seri per seri, vorrei dedicare il post a 8 esseri viventi uccisi negli ultimi due mesi in Maremma. Si tratta di 8 tra lupi e incroci di lupi e cani (ibridi) ‘colpevoli’ di vivere in quei luoghi e di aver mangiato delle pecore. Non solo. Gli ultimi tre, nel giro di una sola settimana, sono stati uccisi a bastonate e fucilate e poi abbandonati per strada.

Ora, non solo è vietato per legge (reclusione da 4 mesi a 2 anni o multa da 3 a 15mila euro), ma io mi chiedo: come c*zzo si fa?! E non mi sto chiedendo solo cosa passi per il cervello e per lo stomaco di chi quei bastoni li ha alzati e quei fucili li ha puntati: sulla loro esistenza è già alta l’attenzione, indignata o meno, di tutti.

Mi interrogo soprattutto su cosa passi per il cervello di chi questi gesti non li ha compiuti, ma li giustifica. E ancor peggio, lo fa sentenziando sulla questione, a favore delle ragioni degli assassini e senza mai citare gli 8 animali. Non ultima sicuramente, ma è quella che mi è saltata più all’occhio, la Coldiretti.

Domenica, giorno in cui sui giornali si è parlato degli ultimi tre lupi uccisi a bastonate e abbandonati per strada, la Coldiretti si è fatta sentire con un comunicato che attaccava così: “In Italia i lupi hanno ucciso almeno 3.000 pecore nel  2013, oltre a capre, puledri, vitelli e mucche”. Poi proseguiva, spiegando che i problemi non sono solo gli animali che lupi, cinghiali & co uccidono, ma anche i danni indotti che gli attacchi procurano (come lo stress, che causa aborti).

Ah beh, chiaro, allora quei brutti lupi cattivi se lo meritavano?

Ma non è finita. Il mio passaggio preferito è questo: “Dopo un periodo nel quale la specie era scomparsa in molte aree del paese, a seguito degli interventi di ripopolamento, attualmente la presenza del lupo è stimata in ben oltre il migliaio di animali, ricomparsi anche in molte zone in cui non era più presente da circa un secolo”.

Ah, ma allora se sono BEN OLTRE un migliaio possiamo stare sereni che se la media rimane di 8 ogni 2 mesi ci vorrà un casino di tempo prima di farli fuori tutti?

E poi chiude (mi ripeto, senza aver mai fatto neanche un riferimento agli 8 uccisi) dicendo che si dovrebbe intervenire stanziando fondi per opere di protezione per gli animali (solo gli altri), soprattutto per il ricovero notturno.

Ah, ok, allora lo sanno anche loro che ci sono metodi per cercare di risolvere il problema senza ammazzare nessuno (tipo, dal sito del WWF: “una politica di prevenzione che sia adeguata alla specie e al territorio specifico, prevedendo misure quali i recinti elettrificati a tutela delle greggi, la guardiania con l’uso dei cani pastore e la sorveglianza degli animali al pascolo”)? Quindi adesso diranno una parola, una di dispiacere per quei lupi o di distanza almeno dal gesto? No.

La sensibilità è una bestia rara. Ma non ditelo troppo forte, altrimenti qualcuno potrebbe cercare di ucciderci anche quella.

 

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