Signore sulla quarantina: “ eh … dunque… mi stavo facendo la doccia… insomma il sapone … Ecco sono scivolato e il barattolo di bagnoschiuma mi è finito li… capisce?”

Io: “Certo, certo….” 

Ci risiamo – penso io – stasera si va a fare la caccia al tesoro…

Sin da piccolini iniziamo con curiosità a scoprire quel che ci circonda e a un certo punto iniziamo a incuriosirci nei confronti del nostro corpo accorgendoci di avere buchi, orifizi e pertugi, e così decidiamo di occuparli con tutto ciò che abbiamo a disposizione.

Da piccolissimi mettiamo ogni cosa in bocca per “percepirne” le caratteristiche, la consistenza, la forma e il sapore.

Di solito il pericolo sta nell’ingestione di oggetti potenzialmente pericolosi perché taglienti (pezzi di plastica o di metallo, sassolini) o tossici (pile), oppure nell’inalazione degli stessi con possibile ostruzione delle vie aeree.

Nel primo caso, madre natura provvede normalmente all’espulsione dell’oggetto ingerito. Nel caso invece dell’ostruzione delle vie aeree, raramente letali, può essere di fondamentale importanza la conoscenza delle manovre di disostruzione.

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Quando siamo più grandicelli scopriamo di avere delle cavità che possono essere riempite.

Iniziamo con il naso, i tappi delle BIC, vari pezzettini di giocattoli o di cibo.

Poco male, di solito con una pinzetta si risolve il problema.

Esistono anche le orecchie, in questo caso oltre agli oggetti introdotti volontariamente (di solito cotton fioc) vi possono capitare anche gli insetti, molto fastidiosi (e dolorosi) che purtroppo devono essere prima uccisi e poi rimossi (di solito si usa la semplice acqua tiepida).

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Nel momento in cui diventiamo grandi, la smettiamo di infilarci le cose per sbaglio e iniziamo a farlo perché ci piace…

Ricordo sempre la prima lezione di chirurgia: il professore, allora in cattedra, esordì con una serie di diapositive nelle quali erano fotografati i vari oggetti estratti dalla pancia dei pazienti. Pensavo fosse uno scherzo ma ho poi scoperto che non era così… era tutto vero!

Nella mia esperienza ricordo:

–       Pile o spille ingerite volontariamente a scopo autolesionistico (pazienti psichiatrici) o anche nel caso dei detenuti in carcere, che  per poter uscire un’ attimo si mangiano di tutto

–       Oggetti finiti in vagina “per caso” (tappo lavanda vaginale)

–       Vibratori (ancora accesi!)

–       Più volte bottiglie di plastica di bagnoschiuma (dicono, sempre, di essere caduti mentre facevano la doccia)

–       Un dispenser spray in alluminio di profumo

–       Un fallo artigianale

–       Un pomello di legno

–       Una lampadina (!!!)

Di solito questi oggetti,una volta inseriti (vengono praticamente risucchiati) non riescono a essere evacuati poiché, per la conformazione dell’ampolla rettale e dell’ano, non trovano la via di uscita.

Per poterli estrarre occorre di solito praticare una blanda anestesia e cimentarsi per via endoscopica in varie peripezie o a volte addirittura ricorrere all’intervento chirurgico.

Aneddoto finale: vi lascio con un caso limite che credo pochi abbiano visto.

Indovinate di che cosa si tratta…

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(risposta: una bottiglia in plastica di Coca-Cola da 1,5 lt.)

Finale: “Grazie a tutti, siete stati molto gentili… ma mi scusi, posso riavere il bagnoschiuma?”