Mi piacerebbe tantissimo essere in grado di fare una recensione di un concerto che strizzi l’occhio a quelle di Mario Luzzato Fegiz.

Ci ho provato.

Ma il soggetto in questione, Robbie Williams, ha il potere di farmi passare in un nano secondo nella modalità “adolescente ON” (non che io ami scrivere in modo serio e composto).

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Saranno gli occhioni verdi,

sarà che ha un retrogusto da “tempo delle mele” ai miei occhi,

sarà che ogni volta che sono a San Siro (concerto o partita poco importa) scatta una magia.

Una cosa è certa.

Ieri sera io c’ero. Eccome se c’ero. Con la mia amica B.

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Per ballare, cantare ed emozionarmi.

Perché lui è il classico artista che il pubblico pensante di “Amici di Maria de Filippi” descriverebbe come “completo”: un vero “showman”.

Solo ieri sera ho compreso finalmente il perché le chiamino “stelle della musica”.

A San Siro Robbie Williams brillava di luce propria

e gli spalti sembravano ricoperti da lucciole.

Sono consapevole del fatto che non erano altro che i flash delle macchine fotografiche piuttosto che gli schermi dei cellulari, ma cosa vi costa lasciarmi credere al poetico ritorno delle lucciole in città?

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Il ragazzo di Stoke on Trent, che mi ha fatto perdere la testa a tredici anni,

ne ha fatta di strada.

Oramai nessuno lo associa più alla “boy band” anni ’90 dei Take That .

Ad eccezione della sottoscritta.

Per me Robbie è il meraviglioso ricordo di camere tappezzate di poster,

di testi di canzoni riportati certosinamente sulla Smemoranda,

della ricerche senza Internet del maggior numero possibile di notizie sul suo conto

(che nemmeno quando ho fatto la tesi mi sentivo così pronta),

di corse in edicola per prendere “Cioè” o “Magazine” piuttosto che il “Take That Ufficiale” che poi vai tu a spiegare all’edicolante il perché poi sei passata con naturalezza a Vogue.

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Ma è risaputo il fatto che io non ami invecchiare,

che adori il vintage e ricordare dettagli del passato.

Robbie è per me un grande amore dai tempi in cui sfoggiava improbabili salopette in jeans con tanto di camicia a scacchi alla Brandon Walsh.

So che dopo questo post, in cui ho palesato la “bambina sfigata” latente che è in me, perderò lettori e follower.

Ma la sincerità vince sempre.

Ne sono convinta (come sono altrettanto convinta che siano in tante a pensarla come me, senza avere il coraggio di dirlo).

Cosa ne pensate?