Le scelte green possono riguardare ogni ambito e settore, talvolta bastano solo tre ingredienti: immaginazione, voglia di mettersi in gioco e sperimentazione. Dalle multinazionali alle piccole aziende locali, dalla realtà pubblica al contesto domestico è sempre più possibile puntare sul rinnovabile, abbandonando a poco a poco le fonti fossili – sicuramente più immediate – ma dannose per la nostra salute e per l’ambiente.

Un esempio green all’insegna del coraggio e dello spirito di intraprendenza salta all’occhio grazie al “Roma Ocean World” che altro non è se non una circumnavigazione ecosostenibile intorno al mondo per un totale di 27.000 miglia nautiche in piena autonomia.

Oggi ho mangiato germogli e le ultime due uova,
La Bionda e La Mora non hanno prodotto, chissà sarà l’aria oceanica?

Martedì, 28 Ottobre 2014
Coordinate: wp 34 47 N 8 32 W [14:00 UTC]

Potrebbe sembrare di sentire Robison Crusoe disperso sulla sua isola in mezzo all’oceano, ma le parole erano di Matteo Miceli, un avventuriero dei nostri tempi che, invece di trascrivere le sue giornate su un diario di bordo, si è affidato alla tecnologia aggiornandoci in tempo reale sul suo sito web. Alla zattera del più famoso naufrago di tutta la letteratura ha sostituito un catamarano autocostruito della lunghezza di 12 metri, chiamato Esteco – modello Class 40.

Questo viaggio è iniziato domenica 19 ottobre alle 11,55 da Riva di Traiano (vicino a Civitavecchia), e doveva durare circa 6 mesi per concludersi nel medesimo porto. Purtroppo alle 15,40 del 13 marzo scorso l’avventura di Matteo è terminata con un naufragio. A causa del mare grosso, la chiglia e il bulbo della barca lunga 12 metri si sono danneggiati, facendo affondare l’imbarcazione nell’Atlantico in prossimità delle Isole Marshall, ma lasciando fortunatamente il navigatore illeso.

Quello di Matteo non è stato solo l’ennesimo giro del mondo intrapreso senza assistenza – esperienza già grandiosa in sé – ma ha rappresentato una vera e propria sfida per le energie rinnovabili, grazie alla scelta di viaggiare in autonomia energetica, idrica e alimentare.
Infatti, l’imbarcazione non era alimentata da gasolio, e questo rappresenta un vero e proprio primato: era stata dotata di tutto ciò che serve per avere autonomia energetica: generatore eolico, pannelli fotovoltaici calpestabili, idroturbine e dissalatore; l’energia accumulata veniva immagazzinata in batterie sperimentali al litio.

Matteo Miceli e il suo orto biologico

Matteo e il suo orto

L’alimentazione di Matteo veniva garantita da un orto biologico progettato dalla facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli, per coltivare prezzemolo fresco – una vera e propria miniera di vitamina C – insalata, germogli di soia, grano e lenticchie. Il catamarano era dotato di generatore elettrico, impianto di desalinizzazione e sistema di compostaggio marino a base di alghe e che residui alimentari. A fargli compagnia c’erano La Bionda e La Mora, due galline che gli fornivano, insieme al pescato, la corretta dose giornaliera di proteine. Oltre a questi alimenti, le scorte prevedevano 4 litri di olio, frutta secca e carboidrati.

Le uova de La Bionda e La Mora

Le uova de La Bionda e La Mora

Non solo Matteo voleva proporre un grande modello di ecosostenibilità, ma voleva anche fornire una documentazione scientifica di tutta la navigazione: misurazione dei parametri meteo-oceanografici riguardanti il vento, la pressione atmosferica, la temperatura dell’acqua marina, dell’aria e delle correnti superficiali; i parametri di posizionamento e assetto dell’imbarcazione, invece, avrebbero consentito di documentare ogni spostamento della barca.

Il progetto, iniziato nel 2009, è stato patrocinato dall’Università La Sapienza di Roma e della Regione Lazio. Oltre a Matteo Miceli, esperto skipper romano, hanno partecipato anche Paolo De Girolamo, responsabile tecnico-scientifico del progetto e docente di Costruzioni Marittime del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale (DICEA) della Sapienza. A titolo gratuito hanno collaborato anche alcuni ricercatori italiani del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dell’Università di Napoli, nonché numerose società specializzate nella realizzazione delle attrezzature utilizzate sulla barca e nella fornitura di servizi, come Telespazio e Musto, quest’ultima in qualità di partner principale (leader nell’abbigliamento tecnico per la vela).

I finanziamenti provenivano dalla famosa casa d’aste londinese Christie’s.

Congratulazioni a Matteo per l’impegno dimostrato in un viaggio duro e molto lungo che, oltre a rappresentare una sfida a se stesso, attraverso il progetto Roma Ocean World 2009/2014 ha permesso di verificare la reale fruibilità di nuove tecnologie e lavorazioni, progettazioni integrate, energie e sistemi propulsivi innovativi.

Matteo Miceli e la sua pesca

Matteo Miceli e la sua pesca