Ho amiche che, al primo ‘etcì’, aprono Google, mettono “starnuto morte” e decidono che il loro momento sta arrivando (guardate il secondo risultato: “È vero che lo starnuto è il momento più vicino alla morte?”). E vai poi a convincerle che c’è la – seppur minima – probabilità che si tratti di un raffreddore di stagione.

Per non parlare di quegli uomini che, se un rapporto non è andato a buon fine, – per la serie “proprio non mi era mai capitato prima” (sì, certo) – cercano compulsivamente su internet rimedi miracolosi.

O, ancora, quelli che per qualsiasi XYpatia vanno a guardarsi tutti i più improbabili video o le più raccapriccianti immagini di cosa potrebbe succedere se…

Vabbé, poi c’è tutta la fetta di appassionati di ‘Malattie Imbarazzanti’ su Real Tv. Ma andiamo al punto.

Il web è strapieno di bufale in tema di salute e, alle volte, può essere davvero pericoloso farsi influenzare. E lo stesso vale quando si tratta della salute dei propri animali domestici.

L’allarme è stato lanciato di recente dall’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (di seguito Anmvi) con un comunicato che sollecitava il Garante delle Comunicazioni, l’Antitrust e il Ministero della Salute a prestare particolare attenzione al proliferare di pagine online con consigli medico veterinari falsi.

E il problema non è solo l’inutilità di alcuni rimedi fasulli, ma a preoccupare è anche il rischio concreto che l’animale non venga curato per tempo per la malattia che realmente ha.

Questo quel che dice in merito Marco Melosi, Presidente Anmvi: “Ci siamo rivolti al Garante delle Comunicazioni, all’Antitrust e al Ministero della Salute, perché non ci sono sufficienti garanzie sanitarie per l’utente del web. I messaggi pericolosi per la salute animale inducono ad errate autodiagnosi o, all’estremo opposto, a  non portare l’animale da compagnia dal veterinario. Non si  può curare via web, la visita del paziente è un caposaldo delle buone prassi cliniche. Navigare per informarsi non è sbagliato, ma ci sono fonti qualificate e altre che rasentano la truffa commerciale o l’abuso di professione veterinaria. Oggi – chi naviga online – non è aiutato a distinguere”.

Dunque, nel mio piccolo, ho pensato sia utile diffondere l’alert su questa tipologia di bufale del web proprio attraverso il web. Sperando che qualcuno, cercando online cure miracolose per il proprio cane o gatto, si possa imbattere in questo post e prestare così un po’ più di attenzione. Ho chiesto dunque ad Anmvi di aiutarmi a individuare le 5 più comuni bufale in cui c’è il rischio di imbattersi.

1. “Vediamo un po’, gli do l’Oki o l’Aspirina?”

Falso: non è vero che è possibile dare al cane o al gatto le stesse medicine che usiamo noi.

Conseguenza: è pericolosissimo e gli effetti collaterali possono portare addirittura l’animale alla morte.

Vero: alcuni medicinali umani possono essere prescritti dal veterinario per gli animali. Ma solo in via eccezionale per particolari situazioni di necessità, che solo il medico veterinario è in grado di stabilire.

 

2. “Sono incinta, chi vuole il mio cane/gatto?”

Falso: non è vero che il cane e il gatto devono essere allontanati da casa in caso di gravidanza. Se vengono messe in atto le più normali cautele igieniche, la toxoplasmosi non fa correre nessun rischio né alla mamma né al bambino.

Conseguenza: l’animale soffre l’abbandono, anche se si tratta di amici o parenti. Per non stare neanche a parlare di quelli che li portano/riportano in canile (a quel punto proporrei la castrazione chimica del papà).

Vero: oltre alle normali attenzioni (lavare molto bene le verdure, non mangiare carni non cotte e insaccati crudi, evitare di manipolare terra e terriccio), se c’è un animale in casa, il consiglio è seguire alcune regole base. Innanzitutto, se l’animale mangia alimenti industriali, che non espongono al rischio toxo, già di base si può stare super tranquilli. In qualunque caso, comunque, l’unica cosa importante è che non sia la futura mamma a doversi occupare di pulire la cuccia e i bisogni del cane/gatto. Insomma, oltre l’animale di casa, basta educare a modino anche il papà e il gioco è fatto.

 

3. “Sono troppo un figo, c’ho pure il cane vegano”

Falso: non è vero che il cane e il gatto possono seguire una dieta vegana.

Conseguenza: escludere totalmente carni e altri prodotti di origine animale porta a una pericolosa carenza di proteine.

Vero: cani e gatti sono carnivori e la loro alimentazione non può non comprendere un adeguato apporto proteico. La scelta di una dieta esclusivamente vegana non deve essere loro imposta.

 

4. “Ma sei fuori?! Io castrare il cane?! Sarebbe come se lo facessero a me!”

Falso (doppio): non è vero che la sterilizzazione/castrazione compromette la salute e il benessere dell’animale (es.  insorgenza tumorale, sviluppo dell’aggressività, alterazioni del comportamento…). Allo stesso modo, non è vero neanche che castrazione e sterilizzazione debbano essere praticate sempre e comunque.

Conseguenza: non voler a nessun costo castrare o sterilizzare l’animale può portare a cucciolate indesiderate e, troppo spesso, al conseguente abbandono dei cuccioli. E non è che se tu c’hai il maschio te ne puoi fottere, perché quei cuccioli rischiano di essere abbandonati comunque e tu ne saresti responsabile tanto quanto.

Vero: la sterilizzazione, se effettuata precocemente, può addirittura ridurre notevolmente il rischio di insorgenza di tumori mammari nelle femmine. Nei maschi come nelle femmine, nei cani come nei gatti, comunque, sterilizzazione e castrazione possono anche non essere praticate se si vive in un appartamento in città e l’animale non ha occasione di interagire “fuori controllo” con gli altri. Se, invece,  si vive o si frequentano anche saltuariamente contesti in cui cane e gatto possono gironzolare da soli e non si ha intenzione di tenere eventuali cuccioli, farli sterilizzare è la cosa più giusta. E non c’è bisogno di proiettare sugli animali le proprie paure: tranquilli quindi ometti, voi potrete continuare a riprodurvi anche se avete la bestiola castrata.

 

5. Con la sola imposizione delle mani

Falso: purtroppo non è vero che ogni malattia è curabile. È il caso della Fip (Feline infectious peritonitis) per i gatti, anche se sul web si trovano presunti rimedi miracolosi.

Conseguenza: e qui torniamo al punto di partenza. L’autodiagnosi di questa malattia, così come di tante altre, può portare alla non-cura dell’animale per quel che davvero ha.

Vero:  in questo caso, la cosa a cui fare più attenzione sono gli allarmismi. Questa malattia, infatti, è piuttosto rara (in letteratura: “non comune nel gatto”). È assai probabile dunque che il vostro gatto non abbia affatto la Fip. Fatelo visitare, invece che decidere da soli che ormai è spacciato.