Il cucù o cuculo (Cuculus canorus).
“…Cu-cù, cu-cù, l’Aprile non c’è più,
è ritornato Maggio al canto del cu-cù.”


Chi, almeno da bambino, non ha mai cantato questa canzone popolare, resa famosa da Orietta Berti, diventando implicitamente un po’ partecipe delle abitudini del cucù, un uccello migratore che ritorna alle nostre latitudini tra marzo e aprile? Infatti al mattino lo si sente molto bene… eccome! Molto probabilmente è per questo motivo che è stato scelto per il famoso orologio a cucù!

Presentazione del cucù

Il nome scientifico di questo uccello, appartenente alla famiglia dei Cuculidi, è Cuculus canorus, proprio per le sue proprietà canterine. Non più lungo di 30-35 cm, ha un’apertura alare di 55-60 cm e pesa tra i 70 e i 160 g. Come riconoscerlo? Ha una struttura snella con il dorso grigio-azzurro scuro, strisce trasversali scure nella parte inferiore più chiara, zampe corte e sottili e una coda lunga (la femmina, alle volte, è rosso-bruna con strisce su tutto il corpo). Non facile da vedere, il cucù si riconosce soprattutto per il suo caratteristico canto cadenzato, che i maschi producono per farsi notare dalle femmine. Si nutre di vari insetti, bruchi, molluschi e ragni, fornendo indirettamente un prezioso servizio: si alimenta di specie che altri uccelli non considerano e che possono rivelarsi dannose per le piante e fastidiose per l’uomo, come la processionaria, tenendole così sotto controllo.

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Cuculo maschio (a sinistra) e femmina (a destra)

Dove vive il cucù?

Il cucù è un uccello migratore, che trascorre la primavera e l’estate in Europa, Asia e Africa settentrionale, dove si riproduce. Sverna in Africa meridionale e nel sud-est asiatico (areale dell’Indonesia). Durante la migrazione i maschi precedono le femmine. Nel nostro Paese è diffuso in tutto il territorio con una predilezione per i boschi (tra i 1.400 e i 1.500 metri), meglio se luminosi e con un ricco sottobosco. Si può spingere fino a 2.400 metri sulle Alpi centrali e occidentali. Evita le aree più disturbate!

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Areale di distribuzione del cuculo (Cuculus canorus): le aree rosse sono destinate alla migrazione estiva e alla riproduzione; le aree verdi sono per lo svenamento.

Peculiarità del cucù: la riproduzione

Schivo e solitario, il cucù dal punto di vista della riproduzione ha una peculiare abitudine, quella di parassitare i nidi altrui per la propria prole. Come fa? La femmina depone da aprile in poi 15-20 uova nei nidi di altre specie che nella maggior parte dei casi non si accorgono di nulla, per la somiglianza delle uova e la scaltrezza di ‘mamma cuculo’. Prima di depositare l’uovo, la femmina studia attentamente la coppia ospitante, cogliendo il momento opportuno per eliminare un uovo di quel nido senza farsi scoprire. In Italia le specie parassitate dal cucù sono una cinquantina, specialmente passeriformi insettivori (come la cannaiola, il codirosso, la capinera, la ballerina, l’averla) e la femmina, dopo aver scelto il nido, vi depone un uovo (a volte anche due) che si schiuderà dopo 12 giorni. Il pulcino di cuculo, aiutandosi con il dorso, si sbarazzerà ben presto delle ‘uova legittime’ non ancora schiuse e i genitori ‘adottivi’, tratti in inganno, si occuperanno del piccolo come se fosse loro per 2-3 settimane.

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Nido di codirosso comune (Phoenicurus phoenicurus) parassitato da due uova di cuculo.

Il ‘parassitismo da cova’ fra le 127 specie appartenenti all’ordine dei cuculiformi riguarda, però, meno del 50% del totale ed è comune anche ad altre 7 specie di uccelli diffuse nel mondo. Sebbene questa dinamica possa sembrare crudele, è una strategia evolutiva messa in atto dal cuculo, anche se le specie parassitate alle volte riescono ad avere la meglio, liberandosi per tempo dell’’uovo intruso’. Di conseguenza, non sempre questa scelta è premiante ed è importante ricordare che la sopravvivenza della specie parassitante è strettamente correlata a quella delle specie parassitate. Studi recenti, spiegando in parte il perché di questo comportamento, hanno dimostrato che gli adulti di Cuculo, svincolati dalle cure parentali, iniziano per primi fra gli uccelli migratori il processo di migrazione nei quartieri di svernamento. Molti, infatti, lasciano l’Europa già a Luglio, mentre i giovani circa un mese dopo, quando sono completamente in grado di volare. Non si sa molto a proposito del loro percorso migratorio, ma alcuni scienziati ritengono che questi uccelli possano attraversare il Mediterraneo e l’Africa settentrionale (deserto del Sahara) in un unico volo di 3.000 km.

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‘Madre e figlio adottivo’: femmina di codirosso comune mentre imbocca un giovane esemplare di cuculo.

“…Cu-cù cu-cù la neve non c’è più,
al ritorno del sole al canto del Cu-cù.
Cu-cù, cu-cù, cu-cù!”