Che siano enormi shopper ultra-fashion o minuscole pochette dall’aria bon ton, le borsette di un gran numero di noi signore e signorine riflettono sostanzialmente due esigenze: la prima è il bisogno di una praticità essenziale e ineliminabile, che ci consente di portare in saccoccia il necessario, l’ovvio e anche il superfluo (stile lumachina con casetta al seguito); la seconda è la voglia, non poi tanto recondita, di stipare in borsetta una parte della nostra anima, dei desideri, insomma della nostra vita.

Cosa contengono dunque questi santuari di femminilità?

Mia nonna diceva sempre che un fazzoletto in borsetta non doveva mai mancare. Oggi come ieri una vera signora avrà dunque salviette d’ogni genere, per farne l’uso che crederà (un uso che temo a volte potrebbe far inorridire la mia amata canuta antenata!).
La modernità ci porta poi a non dimenticare altri oggetti di uso comune:

Il telefono: impostato possibilmente su una suoneria melodiosa, evitando il gracidare di rane nello stagno o le urla belluine di bambini giulivi registrati all’ultima festa scolastica. Vi assicuro che sentir partire suonerie imbarazzanti durante una riunione con altri sette colleghi più capo non gioca a vostro favore! Il telefono andrebbe poi inserito in un apposito vano proprio per poterlo agguantare in breve tempo senza che la borsa continui a vibrare per ore come posseduta da un poltergeist.

Le chiavi: introvabili, inafferrabili, eternamente vaganti in quell’oceano incontrollato che spesso le sportine si rivelano essere. Suggerisco di dotarle di un (elegante) moschettone metallico e di agganciarle a un anello o a un’asola all’interno della borsa. Nel rincasare solinghe, anche tardi, non faremo fatica a recuperarle rapidamente. Fa un po’ “pesca a strascico”, ma aiuta, eccome, e poi un trucchetto ci sta sempre!

Il portafogli: sempre ricolmo di ogni genere di foglietto, scontrino, ricevuta, disegno di infante e quant’altro possa esservi velocemente stipato e lasciato a macerare, financo a divenire fossile nel corso dei mesi o degli anni… Poco male, i posteri ne faranno un caso studio: pulchra puella stipantis. Qualcuno una volta mi suggerì di tenere il denaro in un borsellino a parte, separato dai documenti, così che se mi avessero sottratto il portafogli non avrei dovuto rifare da capo gli incartamenti. Mi fu soffiata l’intera borsetta e io rimasi col dubbio.

Una piccola trousse: indispensabile, ci vuole di sicuro. Da riempire rigorosamente con: spazzolina per tentare di rimettere in sesto il capello arruffato da corsa spasmodica verso l’ufficio, burro cacao emolliente e possibilmente leggermente colorato, per aiutare le labbra a sentirsi più buone e “polpose” verso il prossimo, dentifricio e spazzolino per l’igiene quotidiana (e perché non si sa mai), un piccolo set matita-cipria-fard per rinfrescare, dopo ore di duro lavoro, il trucco mattutino.

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Essendo le borsette una certa qual estensione di noi stesse, le si potrà scegliere a proprio piacimento. Personalmente le preferisco non troppo grandi, ma capienti, da portare al polso; amo abbellirle con uno dei tanti foulard della mia collezione.
Mia nonna (sempre la stessa, non ve ne sono altre!), oltre a ricordarmi che la borsa andrebbe abbinata alle scarpe, portava con sé un piccolo batuffolo di ovatta, davvero minuscolo in realtà, che ogni tanto lei profumava con la sua essenza preferita. Bastava una passata sul suo collo da cigno che un effluvio inebriante la avvolgeva come per magia. Tento di farlo ancora oggi utilizzando un profumo che mi somiglia: una fragranza di biscottino appena sfornato che mette tanta allegria a chi mi sta intorno e che mi ricorda di portare sempre in borsetta un pezzettino del mio cuore e dei miei sogni di bambina.

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Fonte: Donne con un Diavolo per Capello di Giorgia Fantin Borghi, Valentina Edizioni