Ho un desiderio:

(magari fosse uno… da sempre sostengo che la lettera a Babbo Natale, una volta all’anno, non è sufficiente)

che questo post venga letto da Piero Angela così da trarne ispirazione per un approfondimento per Super Quark.

Affinché si riescano  ad  individuare e capire scientificamente le cause scatenanti della mutazione, una volta al mare,

che molte persone hanno al solo contatto con la spiaggia.

La loro fantasia decolla per voli pindarici,

la loro creatività li porta a sfoggiare improbabili “mise”,  che poi uno si chiede perché Fantozzi non ci ha proprio insegnato nulla.

Sarà il solleone,

sarà il caldo,

sarà che da bambini guardando in replica

“Rimini Rimini”,

“Acapulco ultima spiaggia a sinistra”,

“Professione Vacanze”

e per i più chic “Sapore di mare”,

tutti abbiamo sognato di diventare dei “tipi da spiaggia”.

Una cosa è certa: la soglia di attenzione deve essere massima.

Meglio non cascare in  piccoli, ma insidiosi tranelli:

1. I nostri vicini di ombrellone, sono dei vicini d’ombrellone.

Non delle improvvisate dame di compagnia a cui dobbiamo raccontare i nostri pensieri, la nostra vita, le nostre riflessioni esistenziali.

2. Lo status di “tormentone” estivo viene censito dalle radio, dalle tv musicali piuttosto che della stampa di settore.

Non di certo dalle nostre suonerie super “cool” con cui pensiamo di allietare i pomeriggi al mare di chi ci sta vicino. Saremo sicuramente più considerati, selezionando la modalità “silenzioso”.

3. Il lettino in spiaggia è un lettino “prendisole”. Non un lettino da estetista. È vero che le schiene nude e l’essere sdraiati con tanto di telo può indurci in inganno, ma non è il luogo migliore in cui improvvisare pulizie del viso o della schiena o utilizzare accuratamente le pinzette per i “ritocchi”.

4. Anche se avessimo un maggiordomo al nostro capezzale, non siamo autorizzati a disseminare rifiuti e mozziconi di sigarette ovunque. La spiaggia è un bene demaniale e il rispetto per chi verrà dopo di noi e per il bagnino è imprescindibile.

5. I “racchettoni” e la “partitella” in riva al mare fanno tanto “estate”. Ma solo quando la spiaggia è deserta e negli appositi spazi.

6. Urlare a squarciagola per richiamare i figli dall’acqua è una storia già vista e sentita. Ma l’evoluzione della specie è un favore sociale. Fermiamo questa epidemia dilagante di mamme pigre e sguaiate.

7. Il costume da bagno bagnato: questo grande fastidio tipico del pre – pranzo.  Cambiarlo è d’obbligo, come pure non improvvisarsi equilibristi circensi barcollanti, cambiandolo coperti a stento da un asciugamano. Andiamo in cabina o in bagno prima di essere arrestati per atti osceni in luogo pubblico.

8. In vacanza, si sa, si spegne il cervello. E molto spesso non abbiamo nulla da fare. Ciò non ci legittima a fissare senza ritegno il prossimo. Potremmo fargli venire, senza saperlo, dei complessi, che poi chissà quanto gli costeranno in sedute di psicoanalisi.

9. Verifichiamo di essere a distanza di “sicurezza” dal prossimo prima di scrollare il nostro telo dalla sabbia. Anche se non è una tempesta di sabbia nel deserto, non è comunque piacevole.

10. La sabbia scotta. È una cosa normale. Ma non è normale autoinvitarsi negli asciugamani altrui per non scottarsi i piedi. Ma se lo facessero con voi?

Secondo voi, ho dimenticato qualcosa?