Halloween, la festa diventata ormai popolarissima anche nella nostra bella penisola, ha in realtà origini antiche…

 

ZUCCA VUOTA, PANCIA PIENA

In principio non si parlava davvero di zucche, ma di rape, sappiatelo! Scavate per di più, secondo la ben nota storia di Stingy Jack, contadino rissoso e mezzo alcolizzato che, dopo aver ingannato più volte un diavolo arrivato sulla terra per cercare di carpirgli l’anima tutt’altro che linda, una volta effettivamente “trapassato”, si era ritrovato a vagare in un limbo di solitudine, cacciato sia dall’inferno che dal paradiso per ovvi motivi.

Essendo costui schiantato lungo disteso in un campo di rape, si era per caso ritrovato a vagare nell’aldilà con in mano una di queste e vi aveva instillato una fiammella nel vano sforzo di trovare una sua via.

Ecco perché ad Ognissanti, nella tradizione irlandese, si preparavano fiammelle all’interno di grosse rape nel tentativo di segnare la strada all’anima di Jack (!) ancora raminga, per tenerla il più lontano possibile dalle proprie mura domestiche.

Bene, trasportare tutto oltreoceano e sostituire una (introvabile) rapa con una zucca (assai più reperibile) è stato tutt’uno. Del resto, che si trattasse di rape o di zucche, oltre che tentar di cacciare gli spiriti maligni, certe tradizioni servivano anche per riempire i pentoloni di zuppe ribollenti e scaldare le membra infreddolite dall’approssimarsi dell’inverno, pietanze tutte da mangiare con l’ausilio di quello che fu uno dei primissimi utensili ad apparire sulla tavola, ovvero il cucchiaio.

Il risvolto bon ton

Il nome di questa posata sembra derivare dal latino “cochlea“, per la forma molto rassomigliante a quella di una chiocciola o di una conchiglia, con la quale era semplice raccogliere le pietanze più brodose (e quindi più povere). C’è chi, come noi italiani, la utilizza introducendola per metà in bocca dalla parte più stretta e chi, come gli inglesi, preferisce servirsene appoggiando le labbra lateralmente. Qualsiasi sia il vostro modo, le regole da ricordare sono solo due: 1) niente soffio 2) niente risucchio.

 

come mangiare il brodo

 

TRICK or TREATS?

Nella storia americana, già di per sé miscuglio di differenti tradizioni, convivono consuetudini di tutti i tipi, con infiltrazioni più o meno pagane. Perfino “trick or treats”, la celeberrima filastrocca legata alla festa di Halloween è collegata ad una sorta di questua porta a porta, che si effettuava nel Medioevo, durante la quale si era usi chiedere oboli in cibo (nella fattispecie una sorta di pane dolce chiamato “torta dell’anima”) in cambio di preghiere in onore dei parenti defunti della famiglia offerente, preghiere che sarebbero stare recitate il successivo giorno di Ognissanti.

Il rifiuto dell’offerta avrebbe significato non tanto “sventura” o “maledizione” per i malcapitati, bensì la messa in atto di qualche burla (piú o meno simpatica) per chi non partecipasse attivamente a questa usanza, il che ci fa ben comprendere l’importanza sociale riconosciuta a questa specifica pratica.

 

costumi di halloween

 

Il risvolto bon ton

Non ditemi che da piccoli non vi siete mai travestiti da fantasmi per spaventare la mamma, la sorella o la vicina ottantenne. Ecco, i tempi sono cambiati, ma la voglia di esorcizzare i cattivi pensieri rimane sempre la stessa. Quest’anno temete di essere bersaglio di orde di bambini che si presentano alla vostra porta vestiti nelle maniere più assurde alla ricerca di dolciumi, minacciando terribili sventure? State al gioco! I bambini di oggi ne hanno estremo bisogno (e forse un po’ anche noi). Le tre regolette di base per un buon halloween di casa nostra, aspettando “spiriti e spiritelli”, sono:

1) armarsi di santa pazienza, per una sera si può sopportare la visita di piccoli questuanti mascherati;

2) aprire la porta con un sorriso;

2) preparare una buona scorta di caramelle morbide e dolcetti di buona qualità (non fatti in casa);

 

Fate i bravi o vi mando Stingy Jack!

 

zucca di halloween