Complice Banksy e i suoi capolavori sparsi in ogni angolo del pianeta, la street art è diventata uno strumento privilegiato per riqualificare aree urbane dimesse o ormai dimenticate.

E’ successo a Vancouver, i cui abitanti, stanchi di vedere giorno dopo giorno palazzi, marciapiedi, strade dello stesso tristissimo colore, hanno deciso di affidarsi ad artisti locali per abbellire le vie della metropoli con tanti graffiti colorati e accattivanti, posti in un luogo insolito: le scatole elettriche disseminate sui marciapiedi.

vancouver graffiti

E’ nato così il Wrap Project, un concorso voluto dall’amministrazione cittadina e dalla Emily Carr University of Art and Design e che ha avuto luogo lungo Granville Street, il cuore pulsante della città canadese, ricca di negozi, centri commerciali, ristoranti e aree dedicate al divertimento.

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Grazie a questa bella iniziativa la zona è diventata un museo a cielo aperto, un bel modo per decorare la città ed evitare il solito imbrattamento selvaggio dei muri e delle centraline.

Ma badate bene che non si tratta di un fenomeno isolato, perché anche noi italiani abbiamo saputo cogliere questa opportunità ed elevare così la street art al rango di vera e propria arte.

E’ il caso di Lucca, in cui writers e restauratori sono intervenuti in maniera mirata su alcune zone della città, di Firenze, dove i sottopassaggi e i cavalcavia abbandonati hanno acquistato una nuova vita e i graffitari hanno finalmente trovato un modo legittimo per esprimere la loro creatività, e anche di Milano, in cui si celano angoli inaspettati, da cui fanno capolino piccole opere d’arte non solo esteticamente belle, ma che riescono ad emozionare chi le osserva (un assaggio lo trovate in questo post)

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Dopo New York, Vancouver, Londra e Berlino, anche la nostra bella penisola sta scoprendo un nuovo modo per valorizzare le proprie città e un’arte fino a poco tempo fa considerata un mero atto di vandalismo. Se quest’esempio fosse seguito in ogni città e fosse data la possibilità ai writers di operare in alcune (controllate) zone abbandonate a se stesse, forse le nostre metropoli risulterebbero meno grigie, o no?