L’eccedenza deve produrre l’eccellenza”.

Questo è il comandamento di Daniela Ducato, classe 1960, da considerare una vera propria innovatrice nel campo dell’edilizia verde, grazie a una straordinaria intuizione che ebbe nel 2008.

L’imprenditrice sarda, che vive e lavora nel Medio Campidano nel Comune di Guspini (VS), infatti è partita dalle eccedenze delle sotto-lavorazioni agricole (come latte, formaggi, lana, olio d’oliva, miele, gusci, vinacce, potature e posidonia – pianta acquatica presente in abbondanza nei fondali marini della Sardegna), per anni scartate perché si pensava che non servissero più, per trasformarle in materiali da impiegare in un’edilizia assolutamente bio ed ecosostenibile. Basti pensare che il 70% dell’inquinamento in Europa deriva proprio dalle costruzioni.

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L’eco-imprenditrice sarda Daniela Ducato coi suoi prodotti ecosostenibili.

Ma com’è possibile?

Ecco la risposta dalla diretta interessata: “Dalle eccedenze del latte si ottengono collanti per le pareti; dalla lana delle nostre pecore isolante termico; dalla sotto-lavorazione dell’olio d’oliva un prodotto che va a dare fortificazione alla malta e dà trasferibilità agli additivi dell’edilizia. Dai gusci abbandonati, dopo la lavorazione del marmo, tiriamo fuori uno straordinario grassello di calce; dalle eccedenze delle lavorazione del vino, una serie di colori per pareti e costruzioni”.

Daniela non punta solo sull’origine naturale dei prodotti svincolati dall’utilizzo del petrolio – ovvero su una bioedilizia Carbon free – ma anche sulla qualità e l’alta resa del lavoro, nonché sulla rintracciabilità sia dei materiali sia del territorio d’origine.

Come ha iniziato la sua carriera Daniela?

Questa donna speciale, che è anche mamma di due ragazzi (il maggiore di 19 anni e il minore di 16), ha sempre coltivato la passione per l’ambiente tanto che a cavallo degli anni ’80 e ’90 iniziò un lavoro di riqualificazione di 22 aree degradate nel comune di Guspini, con l’aiuto di tante persone, realizzando così per la comunità delle aree tematiche (come il “Giardino della Letteratura o il “Giardino del Flauto Magico di Vincent Van Gogh”).

La capacità di arrangiarsi con ciò che aveva a disposizione e riutilizzare così i materiali è nata dall’esigenza di creare gli arredi per questi spazi recuperati, unendo le due realtà a lei più vicine: l’azienda dei materiali edili del marito (la Essedi Srl) da un lato e dall’altro la comunità internazionale composta da senegalesi, peruviani e marocchini che realizzava tutto senza ricorrere alla petrolchimica.

Purtroppo queste aree oggi non ci sono più, perché sono state rase al suolo a seguito delle disposizioni della nuova amministrazione comunale. Ma Daniela non si è fermata a causa di questo dispiacere ed è ripartita dai nidi che hanno riempito la sua vita dopo il taglio di tutti gli alberi. Ha iniziato così il percorso con la lana e le pitture.

Lei stessa dice: “Ogni volta che nasce un nuovo materiale per l’edilizia, per me non è solo un prodotto, ma è anche qualcosa che sento mio, frutto della mia memoria, della mia esperienza di donna e di mamma”.

Partono così Edilana, Editerra, Edilatte, Ortolana ed Edimare, realtà lavorative unite dall’idea del recupero di scarti:

Edilana: nasce nel 2008 e si basa sul riutilizzo degli scarti della lana per produrre isolanti termici e acustici per gli edifici; per creare – se la lana è abbinata ad altre eccedenze – cappotti coibentati da inserire nei tetti o all’interno dei muri in fase di costruzione.

La pura lana vergine al 100%, impiegata per le lavorazioni, proviene dalle pecore autoctone sarde, nello specifico da quelle a pelo corto la cui lana non viene utilizzata per la filatura. Ciò ha fatto ottenere all’impresa una certificazione europea di autenticità della materia prima. Edilana ha raggiunto, inoltre, due record: è l’unica industria sarda a produrre questi materiali ed è la sola azienda italiana del comparto lanifero ad aver adottato il “chilometro 0”.

pecore sarde

Daniela Ducato e le pecore sarde dal pelo corto da cui “Edilana” ricava la pura lana vergine al 100% per creare nuovi materiali.

Editerra: si occupa della produzione di pannelli realizzati con la terra “cruda” combinata con le fibre naturali alleggerite e le sotto-lavorazioni del miele.

Edilatte: si concentra sulla produzione delle pitture e degli intonaci per l’edilizia, ottenuti unendo ai grasselli di calce le sotto-lavorazioni di latte e formaggi. Inoltre, per ottenere i vari colori vengono impiegate le eccedenze dell’agricoltura e della viticoltura. La lavorazione di questi prodotti avviene in provincia di Nuoro.

Ortolana: si basa sulla realizzazione di prodotti pacciamanti (da pacciamatura = copertura del terreno con uno strato di materiale inerte, dopo la semina o il trapianto, per ripararlo dal gelo, innalzarne la temperatura, limitarne l’evaporazione, proteggerlo dall’erosione e dall’infestazione delle malerbe, in modo da accelerare la crescita della vegetazione) per l’agricoltura – che proteggono e mantengono l’umidità del terreno – e di materiali per il ripristino, le bonifiche ambientali e la geotecnica. La lungimiranza dell’azienda fa sì che tali prodotti nel futuro potranno essere interrati, per diventare così sano nutrimento per il suolo.

Edimare: nasce dall’utilizzo dei residui della posidonia (nome latino: Posidonia oceanica) per creare un innovativo prodotto isolante, grazie alla tecnologia impiegata già per Edilana. In questo modo è stato possibile superare i punti deboli della posidonia abbinandola alla lana di pecora e creando una sorta di “lana di mare”. Nascono così dei pannelli caratterizzati da un alto efficientamento energetico, realizzati prendendo spunto dalle ali di alcune farfalle, captatrici di energia.

La posidonia utilizzata è una pianta marina protetta, indicatore di acqua pulita, e per raccogliere quella che si trova sulla spiaggia è necessario rispettare una serie di normative. Infatti la posidonia presente sui fondali marini non può essere prelevata, perché aiuta a prevenire l’erosione delle coste ed è nutrimento per i pesci.

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La posidonia (Posidonia oceanica) sui fondali marini dove vive.

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Gli egagropili sulla spiaggia trasportati dalle onde.

Edimare lavora sugli egagropili, fibre di legno di posidonia che si aggregano sul fondale marino e che vengono trasportati sulla spiaggia dal moto ondoso, come se fossero uno “scarto del mare”; sono comunissimi sul bagnasciuga, ma non è possibile però prelevarli senza l’autorizzazione. Infatti, per certi Comuni queste palline di color marrone chiaro diventano un problema per l’intasamento fognario e questioni igienico-sanitarie e si utilizzano così quegli egagropili che diventano “rifiuto speciale pronto per lo smaltimento”.

Con le sue linee Edilana ed Edimare, la Ducato coordina il polo produttivo “La Casa verde CO2.0″ che raduna un gruppo di 78 aziende, di cui 42 in Sardegna, con 600 persone impiegate. Sono specializzate in materiali edili sostenibili, come i pannelli termoisolanti con il più alto valore termico, ad alta densità in edilizia, del mondo. I prodotti per la bioedilizia, come già raccontato, si basano solo sugli scarti e le eccedenze boschive, geo-minerali e pastorali prodotti in Sardegna. Ci sono, inoltre, hobbisti e persone che non hanno ancora un’azienda che vengono accolte come all’interno di un incubatore o piccole aziende formate da donne (madri di famiglia) che hanno deciso di rimettersi in gioco.

L’8 marzo scorso al Quirinale, in occasione della celebrazione della “Giornata Internazionale della Donna” dal tema “Donne per la Terra”, l’imprenditrice originaria di Cagliari si è vista premiata per il suo importante lavoro dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Bioedilizia Ducato

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella mentre nomina “Cavaliere della Repubblica” l’imprenditrice Daniela Ducato.

Campionessa mondiale di innovazione, orgoglio della nostra Italia migliore”: con queste parole Mattarella le ha conferito l’alta onorificenza di Ufficiale all’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”, nominandola Cavaliere della Repubblica. Nella stessa data, ma l’anno scorso, Daniela ha ricevuto una Mimosa per l’ambiente, ovvero una spilla d’oro “per aver fatto della ricerca ambientale il fulcro di un progetto imprenditoriale etico e straordinariamente innovativo”, come motiva l’ADA (Associazione Donne Ambientaliste italiane).

Il merito di Daniela (che in realtà si chiama Anna) è quello di aver offerto testimonianza, con la sua attività di trasformazione degli scarti in innovativi materiali edilizi, di come l’impegno imprenditoriale possa essere d’ausilio alla causa della tutela ambientale. L’importante è non cadere nelle trappole della Green Economy, a causa di quegli imprenditori che sfruttano solo i fondi messi a disposizione senza offrire soluzioni ecologiche in cambio.

Aggiunge Daniela Ducato che non possiamo però pretendere di usare coltivazioni ad hoc o allevamenti per la produzione di materiali così innovativi, ma che il loro valore risiede proprio nel fatto che sono stati ottenuti dai materiali di scarto.

L’imprenditrice ecologista indica anche una possibile strada per conseguire questi importanti obiettivi, allargando la platea dei produttori che rispettano l’ambiente: “In Italia abbiamo l’ICEA – l’Istituto Certificazione Etica e Ambientale, che è un fiore all’occhiello, tra i più rigorosi al mondo e del quale dobbiamo andare orgogliosi”, dice Daniela, che suggerisce di sostenere questo Istituto per far sì che la nostra disciplina scientifica diventi un modello per gli altri Paesi. Inoltre, per arrivare a un obiettivo così nobile “sarebbe importante che il governo italiano si attivi e si faccia portavoce di un tale rigore scientifico”.

Daniela non è nuova ai premi e tra i recenti e numerosi riconoscimenti spicca il prestigioso l’Euwiin International Awards 2013, ricevuto lo scorso 28 novembre a Stoccolma in qualità di “Innovatrice Europea Ecofriendly”; selezionata quale rappresentante italiana, ha sbaragliato 72 finaliste provenienti da diversi Paesi europei. Due anni prima ha ritirato il premio Itwiin come “migliore innovatrice italiana 2011”.

Alla base del grande lavoro di Daniela, artefice di una reta in espansione, c’è il “s’aggiudu torrau” (ovvero l’aiuto reciproco in sardo) di una volta.

In bocca al lupo Daniela, e prendiamo esempio!

Edilizia sarda