Colazione da Tiffany è uno dei film più romantici di sempre, dove una raffinatissima Audrey Hepburn conosce, e poi si innamora, di un giovane scrittore di nome Paul (George Peppard).

Holly è una creatura particolare, fragile e forte allo stesso tempo, profonda e frivola in ugual misura. Adora passare il tempo da Tiffany e sostiene che “se trovasse un posto a questo mondo che la facesse sentire come da Tiffany comprerebbe dei mobili e darebbe al Gatto un nome”.

Infatti Holly vive da sola in un appartamento arredato con poche cose essenziali e con un bellissimo gatto rosso, il quale, non avendo un nome specifico, viene chiamato appunto “Gatto”.

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Gatto è, a tutti gli effetti, un vero e proprio protagonista del film, anche se con quattro zampe ed una coda.

Gatto è senza nome perché Holly sostiene che sia una creatura solitaria e che lei non abbia nessun diritto di affibbiargli un nome.

In realtà i gatti non sono creature solitarie: i gatti amano le persone, la compagnia, sia di altri gatti che degli umani (sono solo meno espansivi e più selettivi dei cani).

Ma Gatto rappresenta per Holly la sua stessa paura di essere incasellata, di essere etichettata e, in qualche modo, imprigionata in qualche schema predefinito.

Una paura che accumuna molte persone: quella paura che ti fa tremare quando ti devi impegnare con qualcuno, ad esempio.

A volte ci si convince che certi schemi non facciano per noi, si è convinti che appartenere a qualcuno ci snaturi e ci renda meno felici . E’ per questo che Holly alla fine del film lascia per strada Gatto, ridandogli la sua “libertà”. Ma, subito dopo, si rende conto che quella non è libertà, ma in realtà un’altra forma di schiavitù. E’ così rimane chiusa nella sua paura del cambiamento, che impedisce alle cose belle di entrare nella sua vita.

Capice che Gatto ha bisogno di lei e che lei ha bisogno di lui. Infatti lo ritrova ad aspettarla, tremante e piangente in una stradina di New York. E, a quel punto, riesce ad arrendersi anche all’amore per Paul.

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Perché i gatti sono così. Ti insegnano a stare in una relazione, ti insegnano che dentro ogni routine c’è una dose di imprevedibilità e che è possibile anche stare in due, rimanendo sempre se stessi.

Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa” (Tratto dal film Colazione da Tiffany).

Buon San Valentino a tutti, soprattutto a chi ha avuto il coraggio di uscire dalla sua gabbia.