Con l’apertura della prima casella del calendario dell’avvento, scatta anche il tradizionale “incastro” degli appuntamenti natalizi.

Tra parenti veri o presunti, amici e conoscenti

scatta un’irrefrenabile corsa ai saluti.

Bisogna vedere tutti prima di Natale, come se poi non avesse più senso.

Chissà come mai.

Forse per farsi chiedere cosa faremo durante le vacanze.

Forse per placare i sensi di colpa del fatto che non abbiamo mai tempo per nessuno.

Qualsiasi sia la motivazione, rimarrà, almeno per me, sempre un grande mistero.

Tutto questo ginepraio avrebbe mai potuto tralasciare la sfera lavorativa?

Tra un panettone, una cena e un aperitivo bisogna fare anche i conti (e spazio) al temibile appuntamento annuale della “cena aziendale di Natale”.

Occasione preziosa per le aziende per ringraziare i propri dipendenti per il lavoro svolto durante l’anno e per mettere in atto delle vere e proprie strategie “di aggregazioni dei gruppi di lavoro”, per dirla in termini più d’effetto, di “team building”.

In fondo “banchettare” è un gesto che stimola chiacchiere e convivialità.

Cibo, buon vino e musica sono gli ingredienti ideali per far sbottonare anche i colleghi più “impettiti”.

Ma facciamo attenzione, è sempre un contesto lavorativo quindi, come dicevano i latini, “in medio stat virtus”. Pertanto evitiamo di:

Bere eccessivamente per il nervoso e per sentirci più “disinvolti”: un bicchiere di troppo difficilmente ci renderà più simpatici, ma più probabilmente ci metterà a rischio pettegolezzi alla macchinetta del caffè: “Hai visto ieri? Secondo me ha dei problemi con l’alcool”;

Lanciarsi in improbabili “performance” canore, spinti dall’entusiasmo per la nuova edizione di X Factor: l’esperienza, gli amici di sempre, ci avranno sicuramente fatto capire, nel corso degli anni, se la nostra ugola è d’oro o d’amianto.

Prendersi eccessive confidenze, vista l’atmosfera informale, con il nostro superiore. Le pacche sulla spalla lasciamole per i nostri compagni di calcetto, le confidenze alla nostra migliore amica.

 

3 cena aziendale-fantozzi-non si dice piacere

 

Fare “gruppetto” con i nostri colleghi “diretti”, con cui condividiamo spazi, tempo e lavoro. Meglio sforzarsi di socializzare con le altre persone, con cui solitamente abbiamo pochi e sfuggenti rapporti: potremmo avere piacevoli sorprese.

Porre troppe domande a chi ha organizzato (“Qual è il menu? A che ora posso andare via? Perché proprio questo posto? Rilassatevi e godetevi la cena).

Qualsiasi battutaccia, barzelletta o un linguaggio scurrile. Nel dubbio, meglio non “allargarsi”.

Le critiche teniamocele per noi. A caval donato…

Vietato parlare di lavoro: però un cenno o una minima battuta riguardo, magari, ad un progetto futuro che vi interessa tanto possono dare l’impressione giusta al boss.

Attenzione alle avances, sia fatte che subite: sono sempre pericolose. Per questo il non bere troppo è una regola salvavita.

Infine ricordiamoci la regola base di ogni cena aziendale: quel che succede alle feste aziendali resta all’interno delle feste aziendali.

Vi viene in mente qualcos’altro?

 

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Credits photo: “Il secondo tragico Fantozzi”, 1976