Il brizzolato non passa mai di moda e va un casino (anche) quest’anno. Ammettiamolo, quelle screziature argentee hanno sempre attirato un po’ noi femmine. Da piccole era quello grande, da grandi è maturo al punto giusto.

E forse è stata proprio questa sua caratteristica a farmi innamorare di lui.

L’università era agli sgoccioli, il mondo del lavoro si stava avvicinando e quel suo sguardo serio, ma terribilmente dolce e contornato d’argento, sembrava proprio fare al caso mio per traghettarmi tra queste due realtà.

La prima volta che l’ho visto, in effetti, temevo fosse un po’ troppo “anziano” per me. Non avevo mai avuto esperienze sul campo e non ero certa di essere all’altezza di una relazione così.

Poi l’ho rivisto e, quando mi sono avvicinata a lui, mi sono persa nei suoi occhi profondi, un po’ tristi, ma in cui mi è sembrato di leggere una potentissima felicità, indirizzata proprio a me. Giurerei quasi di averlo visto sorridere.

Quel giorno, però, siamo stati vicini solo una decina di minuti, abbiamo fatto una passeggiata, due convenevoli, qualche carezza ancora un po’ diffidente. E poi le nostre strade si sono divise nuovamente.

Ho pensato a lui a lungo. Sarà quello giusto? Come lo potrei spiegare ai miei genitori? Saranno preoccupati o capiranno quant’è profondo l’amore che ci unisce?

Mentre mi facevo ancora queste domande, indecisa se fare un passo avanti, lui un giorno è apparso. Era seduto sul sedile posteriore di un’Alfa. Serafico, tranquillo, ma sprigionava un’energia inimmaginabile.

Era buio, io avevo un occhio bendato (non si rilasciano dettagli sulla questione, ndr), sono salita in auto, ma non l’ho notato subito. Poi ho sentito un forte bisogno di girarmi. Forse un rumore, un respiro… E lui era lì, con i suoi occhi profondi e tristi, che mi fissavano con un’intensità piena di speranze.

Per due anni abbiamo vissuto insieme. Lui era molto educato, aveva già le basi per instaurare un buon rapporto di convivenza, aveva già fatto questa esperienza due volte in passato. Era silenzioso, ma presente, un po’ ingombrante e con qualche mania di controllo, ma mai invadente. Aveva la capacità di far sorridere tutti, anche nei momenti più tristi, solo con uno sguardo o un movimento.

Mi ha insegnato tanto, ad amare incondizionatamente e ad essere amata, dando in cambio attenzioni quotidiane, ma semplici. E, cosa molto importante, ai miei genitori è piaciuto moltissimo.

Lui si chiamava Marco, quando viveva a Segrate. Poi ci siamo conosciuti e il suo nome è diventato Desmo o, più semplicemente, Mimmo. È stato il mio primo cane.

Incrocio pastore tedesco di 12 anni, molto brizzolato, con un orecchio stropicciato a causa di un vecchio otoematoma che non era stato curato. Alle spalle una prima esperienza con una famiglia, poi un’altra, poi 3 anni di ‘canile lager’ dove se la prendevano troppo spesso con le sue zampe. Infine, è stato salvato dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane, che l’ha portato nel proprio rifugio di Segrate, dove fantastici volontari si sono presi cura di lui per altri 3 anni. Fino al nostro incontro.

Lui aveva una voglia incredibile di vivere, amava girare in macchina, perché era il mezzo che l’aveva ‘salvato’ (da stare attenti se per strada qualcuno apriva la portiera…), era educatissimo in casa. Unica paura, per via dei brutti ricordi, era quando gli si toccavano le zampe.

Di lui e del suo manto brizzolato mi sono davvero innamorata e un’esperienza così, anche come primo cane, la consiglierei a tutti.

Se la cosa vi incuriosisce, vi consiglio di fare un giro al Rifugio della Lega Nazionale per la Difesa del Cane in cui abitava Marco/Mimmo (via Redecesio 5/A, Segrate). I volontari sono persone serie e competenti e tra i tanti ospiti giovani e meno giovani, biondi, mori o brizzolati, sapranno consigliarvi il ‘tipo’ più giusto per voi: www.legadelcane-mi.it