Se fin dall’asilo ci insegnano a metterci in “fila indiana” e non in “fila italiana” ci sarà sicuramente una valida ragione.

Forse perché nel DNA dell’italiano non è presente il gene “rispettiamo le code“.

E, purtroppo, ce ne rendiamo conto solo nei viaggi all’estero, dove le persone rispettano con rigore l’osservanza della coda.

 

Senza agitarsi,

sbuffare,

brontolare

simulare acciacchi

e, soprattutto, senza guardare in cagnesco chiunque sia nei paraggi per paura che “ci superi”.

 

Se, per qualche arcano mistero, rientrate nella categoria di chi “fa il furbo”, vi prego evitate frasi del tipo:

“Oh scusi, non l’avevo vista!”, dopo che si è stati  scoperti.

E’ una scusa che non ha un fondamento, soprattutto se abbiamo superato un “marcantonio” di 200 kg x 1,90 cm. di altezza.

 

Chi è in coda cerca sempre e comunque il pretesto per dire “ma quello lì, non è entrato dopo di me?”. Non dimentichiamolo soprattutto se assumiamo i seguenti comportamenti:

– Fare i furbi saltando la fila, dicendo: “Devo solo chiedere una cosa!! Devo solo chiedere una cosa!!”, per poi finire col farsi servire per primo;

– Giocare la carta “L’amico ritrovato“, ovvero andare a salutare qualche conoscente alla lontana in modo assolutamente caloroso e credibile, finendo direttamente dopo di lui (o addirittura prima, se il nostro “amico” è addirittura galante) per poi non salutarlo più se lo si incrocia per strada il giorno seguente;

– Non copiare gli “escamotage” adottati da Totò in “Siamo uomini o caporali?”

 

 

 

Avete qualche aneddoto/consiglio da condividere che ho dimenticato?