Elegante, leggera, incredibilmente abile al volo… Specie comune nell’immaginario collettivo, ma purtroppo ormai rara. Regina indiscussa della campagna, compagna di vita nelle calde estati alle nostre latitudini, annunciatrice della primavera e della vita che rifiorisce dopo il torpido inverno… Instancabile viaggiatrice negli autunni, simbolo di fedeltà coniugale sin dai tempi della Grecia classica, icona di armonia e di libertà: questo, tutto questo è la rondine.
(Hirundo rustica LINNAEUS, 1758).

Esemplare di rondine

Esemplare di rondine

La nidificazione delle rondini
Questo piccolo e leggero uccello predilige i grandi spazi aperti, sia nelle nostre campagne in primavera-estate sia durante la migrazione autunnale verso le regioni africane dove svernerà, facendo soste nel grande deserto e nella savana. Nonostante sia una specie selvatica, la rondine è visceralmente legata all’uomo, da cui è divenuta intimamente dipendente. Da molto tempo, infatti, non si ha più notizia di una rondine che abbia costruito il suo nido in una condizione naturale, perché sceglie di nidificare nei sottotetti di stalle o di altri edifici rurali ove ancora vi sia allevamento di bovini, sotto i portici o più raramente sotto i ponti, soprattutto in pianura. Il suo nido, raramente isolato, è una coppetta fatta di un agglomerato di piccole palline di fango e materiale vegetale, agganciato a un muro o una trave a pochi centimetri dal soffitto per renderlo inaccessibile ai predatori.

Pulli (piccoli) di rondine in un nido posizionato nel sottotetto di Cascina Linterno (MI).

Pulli (piccoli) di rondine in un nido posizionato nel sottotetto di Cascina Linterno (MI).

Di cosa si nutrono le rondini e perché migrano?
Le rondini si nutrono principalmente di insetti che catturano in aria, con abili manovre aeree e la maestria nel volo è ulteriormente confermata dalle migrazioni intercontinentali che si spingono a compiere per avere il nutrimento necessario che alle nostre latitudini, durante la stagione invernale, mancherebbe a causa delle basse temperature. Le rondini, infatti, lasciano l’Europa fra agosto e ottobre per raggiungere, lentamente e rigorosamente in piccoli stormi, le aree di svernamento a sud del Sahara, arrivando a volare per centinaia di chilometri tutti i giorni.

Minacce antropiche e naturali: cosa fare?
Si deve sapere che questo viaggio comporta dei rischi: quando la primavera è tardiva, arrivare alle nostre latitudini troppo presto significa non trovare cibo; superare grandi barriere naturali come mari e deserti causa un enorme dispendio energetico; durante il tragitto i pericoli di caccia e bracconaggio sono sempre in agguato come anche il rischio di malattie, scarsità di cibo, senza dimenticare le intemperie. Si stima che solamente il 40% circa delle rondini che partono dall’Europa in autunno vi faccia ritorno sei mesi dopo; le altre sono destinate a soccombere alla fame, allo sforzo fisico o ai predatori.

Le minacce, però, non finiscono qui: l’agricoltura intensiva delle nostre campagne, la produttività spinta che porta alla monocoltura – oggi sempre più diffusa, l’ampio uso di pesticidi altamente nocivi per questi uccelli, l’allevamento intensivo in stalle asettiche, la drastica riduzione dei siti di nidificazione (gli ambienti rurali si sono trasformati in vere e proprie industrie), i cambiamenti climatici, la scomparsa delle zone umide (indispensabili aree di sosta durante la migrazione), la caccia e il bracconaggio hanno minato la sopravvivenza di questa specie con una riduzione numerica nell’ultimo ventennio di circa il 40% della popolazione italiana. Oggi la rondine è considerata “Specie Quasi Minacciata” secondo la classificazione IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) e “Specie Minacciata a Livello Continentale”, secondo Birdlife. Per tutte queste ragioni la nostra responsabilità nei confronti di questa emblematica specie è sempre più grande!

Esempio virtuoso in quel di Milano
Una storia differente e positiva ci viene data dalla periferia di Milano, in particolare della Cascina Linterno (Via Fratelli Zoia), centro di una sapiente opera di ristrutturazione che ha preservato non solamente l’aspetto storico e tradizionale del luogo, ma anche la natura e la biodiversità che in essa hanno trovato una realtà ideale per esprimersi, consentendo alle rondini di nidificare e sopravvivere. I numeri parlano chiaro, se si pensa che a inizio anno 2015 si contavano pochi esemplari (3 rondini – 21 marzo), mentre oggi la cascina arriva a ospitarne 30. Sorpresa ancora più gradevole è stata quella di trovare anche un nido di codirossi spazzacamini (Phoenicurus ochruros GMELIN, 1774).

Esemplare di codirosso spazzacamino con in bocca una preda (insetto) per i piccoli.

Esemplare di codirosso spazzacamino con in bocca una preda (insetto) per i piccoli.

Cascina Linterno oggi è, quindi, un importante luogo di nidificazione, nonché una sorgente preziosa di biodiversità per la città di Milano, da custodire gelosamente al fine di proteggere e tutelare una specie che altrimenti rischierebbe di scomparire dai nostri cieli. Per la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) è questa una ragione in più per proseguire l’instancabile lavoro di conservazione della rondine, tramite attività didattiche, iniziative sul territorio, come la conservazione dei nidi (progetti di “Citizen Science” e “Adotta un Nido) e il coinvolgimento delle istituzioni, al fine di far approvare il “Decreto Salva-rondini”, importante strumento di conservazione di questi piccoli e preziosi uccelli.

Coppia di rondini a Cascina Linterno.

Coppia di rondini a Cascina Linterno.

Per maggiori informazioni visitare il sito di LIPU Milano.

Articolo scritto in collaborazione con Elia Mele (delegato LIPU Milano) e foto di Daniela Beghin (attivista LIPU Milano)