L’Aspirina, uno dei farmaci più antichi al mondo, continua a far parlare di sé. Scoperta e distribuita inizialmente per i suoi tre effetti (analgesico, antipiretico e antinfiammatorio), rivalutata positivamente negli anni ’90 per la prevenzione di infarti e Ictus, torna in auge come potente farmaco anti-tumorale.

Credo non sia mai esistito un farmaco così potente nella storia della medicina.

L’aspirina nasce ufficialmente nel 1853 ad opera di Charles Frédéric Gerhardt, che per primo la sintetizzò in laboratorio (anche se, in realtà, gli effetti analgesici della foglia di Salice erano già noti da Ippocrate nel 400 a.C.)

Quando l’1 febbraio 1897 la Bayer mise in commercio l’aspirina, il nome non fu scelto a caso: la “a” è l’abbreviazione di acido acetilsalicilico, “spir” viene da “spirsäure” che in lingua tedesca sta per “acido della spirea“, la pianta da cui per la prima volta venne estratto l’acido, e “ina” è uno dei suffissi classici utilizzati in chimica.

Oltre all’effetto analgesico ben presto si scoprì quello antipiretico e antinfiammatorio con innumerevoli applicazioni in tutte le malattie infiammatorie croniche, in primis, l’artrosi.

Dopo un po’, con l’avvento del Paracetamolo (la Tachipirina per intenderci), che aveva minori effetti collaterali, e con la scoperta del Cortisone (potentissimo antinfiammatorio) il ruolo dell’Aspirina sembrò segnato, ma ecco la prima scoperta: “fluidifica il sangue” e migliora la circolazione sanguigna di tutti gli organi!

Da qui l’utilizzo per la prevenzione degli infarti e per la prevenzione dell’ictus ischemico cerebrale. In entrambi i casi il sangue, reso più fluido dall’acido acetilsalicilico, non crea coaguli che possono ostruire i vasi di cuore e cervello.

Non a caso, quando in pronto soccorso arriva un paziente con infarto miocardico conclamato la prima cosa che si fa è quella di somministrargli… l’Aspirina! (in vena)

Ma il bello doveva ancora venire.

Secondo i risultati di un primo studio su più di 100.000 soggetti pubblicato su Lancet (rivista scientifica indipendente e di grandissimo prestigio), Rothwell e colleghi hanno dimostrato che l’assunzione giornaliera di 75 mg di aspirina riduce, dopo tre anni, il rischio di sviluppare qualsiasi tipo di cancro del 25%.

In uno studio successivo, pubblicato sempre su Lancet e condotto su 17.285 persone, monitorate per oltre 6 anni, che assumevano giornalmente 75 mg di aspirina, si è documentata una riduzione della comparsa di metastasi del 36% e dell’adenocarcinoma metastatico (tumore maligno che colpisce organi che contengono ghiandole, come la mammella o la prostata) del 46%.

Sono dati incredibili. Pensate, assumendo un’aspirinetta al giorno riducete quasi del 50% la probabilità di avere un tumore al colon, del 25% di avere altri tumori, del 45% di avere un infarto e di circa il 40% il rischio di ictus ischemico cerebrale.

Certo, esistono anche gli effetti collaterali (gastrite, duodenite e malattie emorragiche), ma questi sono nettamente inferiori ai benefici.

Quindi che dire, buona aspirina a tutti!!!!