Una gattara in trasferta a Milano non poteva certo farsi sfuggire la mostra di Andy Warhol a Palazzo Reale (ormai conclusasi, ahivoi).

A parte il fatto che secondo me Andy Warhol era un fottutissimo genio, era pure un amante dei gatti (e forse chissà, le due cose sono collegate, mi chiedo con modestia).

Alla mostra milanese a lui dedicata, tra le varie e famosissime opere esposte c’è pure un bellissimo gatto d’oro (eseguito proprio attraverso l’applicazione di foglie d’oro, plastica e inchiostro su carta intelaiata). Qualsiasi riproduzione fotografica guarderete non sarà mai come guardare questo quadro dal vivo. Il luccichio dell’oro ne fanno un’opera davvero spettacolare (anche per chi non è affetto dalla gattofilia, giuro). Il quadro è del 1955, della sua epoca giovanile, diciamo così. Si dice infatti che Warhol abbia vissuto nel suo appartamento newyorkese di Lexington Avenue con ben 26 felini.

Ma il genio non finisce qui. Alla mostra ho potuto ammirare altri due quadri rappresentanti la Natività, dove però Gesù Bambino stringe inaspettatamente tra le braccia un gatto. Sono entrambi fatti con la tecnica di inchiostro e grafite su carta, e vi giuro sono carinissimi.

Navigando su Internet sono venuta a conoscenza dell’esistenza di un’intera raccolta di disegni di Andy Warhol intitolata “25 Cats Named Sam and One Blue Pussy” e interamente composta da immagini raffiguranti gatti. Anche il nome dell’opera gioca sull’ambiguità e sull’ironia: pussy infatti è un sostantivo che in inglese significa sia “micia” che vagina.

Il libro fu stampato a spese dell’artista e venduto a Serendipity, il famoso ristorante delle 58esima strada dove è stato girato l’omonimo film.

serendipity

Poi Andy Warhol si convertì ai cani. Non si separava mai dal suo amatissimo bassotto.

Ma era talmente bravo che noi gli perdoniamo pure questo.